Dappertutto assistiamo alla preordinata e sistematica distruzione di ogni statuizione identitaria, di qualsivoglia individuazione distintiva, di tutte le differenze e anzitutto della Differenza stessa, tanto che è proprio questo impeto iconoclasta e riottoso a ogni adersione eidetica, a ogni disposizione precisa o decisa partizione dell’insé, egualmente a ogni ad-propriativa o immedesimativa posizione d’alterità contro l’altro tutto, a definire la Forma, l’Ecceità, l’Aspetto
essenziale del nostro Tempo, la cui Figura, pertanto, non può non essere ora determinata e qui dimostrata (
Deiknýnai) se non giacché
compito (
Sollen) di ridurre
tutto ciò che è – dunque, per sinolare bicondizionalità, tutto ciò che è presso sé – a
indeterminatezza ovvero a
niente.
Sembrerebbe dunque che la categoria dell’Identità o della Sostanza (nell’accezione a punto di Essenza,
Ousía) sia capitale nell’inquadramento del nostro
Zeitgeist. Eccoci epperò nella necessità di compiere un ulteriore passo eccentrico lungo la nostra pur agile battuta di caccia, per porre, ora e ancora, tale cruciale categoria sotto indagine e giudizio.
In ΔΙΆ (cap. Θ, Differenz und Identität, e cap. Β, Tò Eĩnai kaì ē Tautótēs: Sýn-olon), venivano poste e fondate le seguenti evidenze:
- Si dà coimplicazione necessaria – nella struttura (catafatica o immediatamente coalita) dell’etero-disposizione inseitale Deuteriore o seità originaria – tra essere e identità, esistenza ed essenza: è impossibile essere (Sein) senza essere qualcosa di determinato (Dasein).
- Si dà coimplicazione necessaria – nella struttura (apofatica o immediatamente divergente, dunque mediatamente ovvero trascendentalmente ad-unata) dell’auto-disposizione inseitale dell’Originario – tra identità e alterità: è impossibile essere sé senza essere il non essere dell’altro, del contraddittorio; “il fuoco vive la morte della terra”.
- L’Alterità è l’Orizzonte diafano di ogni realtà o posizione di identità: è impossibile che qualcosa sia sé, e dunque, per la bicondizionalità precedente, semplicemente che sia, senza l’esserci (già) del Negativo, panaprioristico esserci del Non-essere-dell’ente sempre epperò e viepiù (élenchos) autodimostrantesi omnipreliminare a ogni – necessariamente conseguente – ostensione ontica e per ogni – parimenti posteriore secondo cogenza – posizione di medesimezza.
- La stessa posizione identitaria dell’Identità-in-sé consegue alla pro-posizione identitaria – archea dunque omnieccedente, prolettica epperò estrema, intrinsecamente anticipazionale ovvero immediatamente escatoteleologica e sempre – dell’Alterità-in-sé.
- Si dà distinzione, entro ogni posizione identitaria – e si dà giacché essa differenza anzitutto conviene al darsi dell’Originario medesimo, evenendosi ovvero, precisamente per identità, entro la stessa sua propria posizione distintiva o immediatamente autocostitutiva (Autóktísis), inseitalmente dia-ferenza fra seità e insietà, posizione-della-Non-posizione e Non-posizione –, tra contenuto o inseità (A) e struttura o seità dell’inseità (A=A).
- È la Differenza (in sé) originaria e orizzontale a determinare – autenticamente, cioè per contraddittorietà o negazione-per-alterità rispetto alla pan-principiale pro-positività identitaria del sé – il contenuto dell’identità di ogni posizione ulteriore, mentre l’Identità (in sé) ne consente semplicemente il sempre eguale o incontraddistinto co-erire del sé al sé di contro all’altro tutto: ogni sinolo di identità-e-realtà si dà intrascendibilmente nella Storia, ossia (come qui ripreso in esordio) nel processo deittico o apofatico di coerentizzazione della posizione della Pro-posizione pristina ovvero dell’autocausativa Contraddizione assoluta o immediatamente automediale.
- La medesima posizione – già – (contrad)distinta della tautologia o identità di grado primo – sia essa disposizione endoeguagliativa la deuteriore dell’Identità in sé, sia qualsivoglia ulteriore coerenza reduplicata (Verdopplung) –, non può stare (= essere) senza la posizione, tutto-anticipante, dell’Orizzonte della Partizione-in-sé o Scissione assoluta (Abtrennung, Scheiden), epperò, semplicemente stando e stando a sé conforme, tanto sempre la trans-mostra o indirettamente con-chiama alla presenza, quanto la enantio-dimostra e vieppiù contro-e-voca giacché, in ultimo, omni-antecedente: l’Identità, lasciata a se stessa, è in verità Indeterminatezza, la notte dell’Indistinto hegeliano; e, nondimeno, dandosi anzitutto qualcosa e non niente, l’Identità (e l’Essere, altrettalmente) – finché il Giorno e del Giorno la meravigliosa molteplicità risplenderanno – si dimostra in-emancipabile ed eteronoma rispetto alla Differenza che partisce (Άτροπος) e destina (Λάχεσις) a ipseità (κλωθώ).
- La chiarezza della distintività di ogni posizione particolare, cioè la saldezza della sua propria identità, è pertanto direttamente proporzionale alla diafania o kénōsis dell’Orizzonte dell’Alterità: più saldamente si tiene fermo lo s-fondo della ΔΙΆ-ferenza, più pienamente ossia si sostiene la Nientità dell’Originario (Ab-Grund), in quell’autenticità correlata – sul piano esistenziale – alla situazione emotiva fondamentale della Gravitas, più chiaramente appare lo staglio dell’identità particolare, più – coimplicativamente, come detto –, ciascuna realtà determinata conquista pienezza di fondamento od onticità inconcussa e compiuta; all’opposto, più turgescente s’effonde e abbacinante l’Identità categoriale (pancaliptica nell’epoché dell’inseità originaria o Era dell’Eterno), più torbide e oscure appaiono le parvenze delle identità individuali, più instabili i loro confini epperò maggiormente nientificate le rispettive posizioni o sostanze singole: è questo il tempo che sin da principio e per destino declina verso il nichilismo inautentico, la notte del mondo, che discenderà allorquando le singole realtà o posizioni di identità particolari diverranno pressoché niente e del Niente – fondamento autentico dell’ente – non ne sarà pressoché più niente, poiché pressoché più niente ne sarà della nientità (= diadità, orizzontalità, contraddizione, potenza, differenza etc… ) entro il suo originario orizzonte di negazione in totalità.
Se, pertanto, l’
Hypokeímenon del Tutto si dà giacché
distintività (
Pólemos)
di ogni cosa (
tà ónta)
da ogni cosa (
tà pάnta), ebbene, e anzitutto, Distintività-in-se-stessa (
Zwischen) o Dif-ferenza assoluta (
Unterschied), Contraddizione auto-relazionale parimenti, quale può essere il posizionamento – sul piano dell’
Essere, ossia sul piano della Storia o Essere del Niente-dell’Ente autocausativo, sul quel Sentiero del Giorno dunque che, come precedentemente esposto ed evocato, della autentica Notte originaria dispiega l’enantiodromia apofatica ovvero ontico-eglete – dello Spirito del nostro Tempo se in esso, al contrario,
tutto a tutto viene accomunato e indistintamente identificato?
Dove, altrimenti a domandarsi, (de)cade e prende posizione la configurazione che esso impone al Giorno ormai viepiù declinante verso l’heideggeriana-hölderliniana
Weltnacht?
Immediatamente ci si potrebbe lasciare andare al seguente sillogismo: se l’essenza dell’Originario è Diversità, e l’essenza del nostro Tempo è omologazione o riduzione all’Uno di ogni alterità particolare già manifesta ovvero sussistente in ecceità contraddistintiva, allora noi attraversiamo l’Epoca dell’opposizione stessa –
autonoma e omodeterminatasi – all’Originario.
Nondimeno, se così affrettatamente concludessimo il nostro inquadramento definitorio, conferiremmo alla nostra Epoca e alla di essa tardività una statura “arimanica” che non può con necessità possedere, e il darsi suo concreto ci sfuggirebbe. Il sole non mai travalicherà le proprie misure, altrimenti le Erinni, ministre di Giustizia, lo scoveranno: nulla può capaneicamente (onto-)adergersi – così di-mostrando
si – contro l’Orizzonte della Diversità se non già e immediatamente venendo risospinto entro l’omni-sussunzione al sé che la
Dia-vergenza stessa estrema da principio perimetra e inoltrepassabilmente, precisamente nella propria autocausativa dissecazione
tra la posizione originaria del sé
e il di essa contenuto identitario pro-posizionale o a punto escate, s’è detto. Ogni posizione ovvero, e financo la posizione della Contrarietà estrinseca (e, ancor più, in essa, della contro-disposizione epocale gotica, poi, ora e qui, “manchesteriana” e “post-moderna”, come nel dispiegamento nostro qui a venire), cioè la posizione inseitale dell’Identità seconda, trova necessariamente già dimora
oltre la deposizione prima della Contrarietà-in-sé, trova ossia già e sempre collocazione,
sive destinazione (
Bestimmung) o destino (
Ge-schick), nella
dia-tesi trascendentale o di-varicazione originaria (
Ur-Theilung), ebbene nel
framezzo (
das Zwischen) assoluto (= inseitale)
, tra la posizione della Contrarietà
e il suo contenuto. Ni-ente si dà al di là dell’Orizzonte del
Pólemos, dell’archea
ΔΙA-ferenza omniafferrante (
Um-greifende), nulla si dà che non sia storico (
Ge-schichte) e ogni elevazione di opposizione o contraddizione non scuote l’Opposizione o Contraddizione originaria, bensì la viepiù compie o concreta via via con il proprio semplice darsi distintamente e a sé eguale, semplice stare medesimo del sé (al sé dididimo già coalito o immediatamente ridotto a unità di contro al solo suo proprio orizzonte di negazione in totalità [Non-A], orizzonte di contraddizione particolare che essa stessa solo sua propria posizione individuale, con pari immediatezza, contro-individua rispetto all’Orizzonte di negazione in Totalità o in sé), che per destino ne eleva a punto e contesa e contrasto: propriamente ciò delinea e dimostra la teoria elenctica autentica, ossia l’apparire o l’ordinato dispiegarsi, con ritmo di cadenza o secondo il prima e il poi, dell’accadere completo del mondo, il succedersi tanto accosto quanto discreto del Tutto dell’ente, la meravigliosa (
thaũma idésthai) processione della molteplicità distinta e determinata, quale trans-apparire dunque essere nel Tempo, ovvero nella Storia, del Ni-ente trascendentale, cioè da principio – escate – sempre ogni conseguente dipartizione occorrenziale pre-eccedente.
L’essenza del nostro Tempo rappresenterà pertanto la contrarietà estrinseca (ovvero la seità dell’Originario, etero-dedotta a inseità seconda o conseguente)
in via di ultimo adempimento, cioè l’approssimarsi del compimento dell’Era del Deuteriore, ovvero l’evenire a essere della configurazione ontica definita, sempre nell’
Eisagōgé di ΔΙΆ, civilizzazione dell’epoca faustiana.
Consapevoli, nonpertanto, della già dichiarata politropia della fiera qui cacciata, temiamo che una collocazione ancora troppo indefinita del Tempo in cui essa manifesta la propria massima possanza storica, possa agevolarne la fuga, già sinuosamente reptante verso le latebre del continuo (Syn-echés) e del confuso (
Pãn [estin] Omoĩon).
Riesponiamo pertanto, seppur sempre per agili e poi sinottici poste e squilli, l’articolarsi nittemerale dell’Originario – qui dispiegato sotto i riguardi della Categoria della Quantità –, al fine di adeguatamente collocare, “de-sofisticandola”, la configurazione dell’Essere in totalità che pre-domina, nell’Oggi, come già affermatosi, ogni discorso e interpretazione di senso del reale, ogni terreno di verità (=adaequatio rei et intellectus) così ammantando (perì pánta kalýptoi).
Ordunque, l’autoproposizione principiale della Dia-ferenza non può che darsi disequazionalmente, ovvero non può non immediatamente, quindi per coerenza identitaria, dischiudere divergenza (diade) tra tale posizione (monade) pristina proposizionale e il suo contenuto – tanto abissale e primo, quanto immanentemente autoescatoattuativo – di Proposizionalità (diade): la posizione della Diade, nel principio autoctico del sé (Ereignis), sta quindi in posizione diadica, ebbene avoca tutto l’insé entro la posizione o seità dell’insé (egualmente, ma sotto altra Categoria, l’autoemanativa affermazione archea della Contraddizione-in-sé si dà, in principio, contraddittoriamente; non già, nondimeno, ciò coimplica e comporta, con la disposizione stessa dell’Originario, che l’immediato processo oicistico-mediazionale ne coinvolga, infine togliendola, l’inseità progenitrice, ovvero il contenuto di tale affermazione prima o autocausativa, bensì che l’intrinseco storicizzarsi o esporsi lungo il Giorno della Notte trascendentale o Contraddizione assoluta avvolga precisamente la posizione, ovvero lo stare o l’essere [l’atto, l’identità etc…], dell’affermazione originaria, in ultimo – asintoticamente [Dämmerung] – incontraddittoriamente [En-telécheia] Contraddizione [= concretamente Toglimento-di-ogni-concretezza]: il toglimento mediazionale ovvero storico della contraddizione originaria o immediata tra posizione e contenuto dell’Originario [la contraddizione Δ], ebbene della contraddizione intrinseca all’apparire-del-Non-Apparente-in-sé o dell’in-sé Contraddizione [Δ], consiste, difatti, precisamente nell’immediato o co-originario dischiudimento [Er-schlossenheit, Kénōsis, Chásma] dell’orizzonte trascendentale di negazione – che è lo stesso contenuto della Contraddizione originaria [Δ] – della Contraddizione originaria medesima, dell’orizzonte dunque in cui via via prende ordinata [Diakósmēsis] apparenza quindi posizione e possesso [Exis] tutto l’apparibile [il summenzionato Sentiero del Giorno o Teoria dei tà ónta], viepiù così progressivamente togliendo latenza o potenza-di-apparenza-ulteriore entro la stessa contraddizione Δ, cioè entro l’orizzonte di negazione in totalità – coerentemente privo di posizione alcuna in principio se non della propria stessa di Non-posizione-alcuna-in-sé – della Negazione originaria o Non-Apparenza-in-sé, ossia, egualmente, dell’assoluta Vacuità [Stérēsis]).
Immediatamente o coerentemente differenziante, la Dif-ferenza (Erschlossenheit) primogenea o autoproduttiva non può – permanendo – se non pro-durre (Entschlossenheit) ulteriormente differenza, non può ovvero se non avanzare oltre la posizione prima – che si è autoproposta diadica – dell’Insé; e, sé dimostrandosi a-bissale, non può non dedurre a posizione conseguente o inseità deuteriore la Posizionalità-in-sé, ovvero la seità sua propria o il di sé pertenimento-in-coerenza. Pertanto, il contenuto identitario che secondo appare al Giorno può essere ora meglio compreso se definito Identità(-in-sé), Essere, Incontraddittorietà, Eterno, Indistinzione, Continuità, Attualità, Necessità o, sotto i riguardi d’indagine qui preannunciati, Monade 1.
Ebbene, se la posizione principiale della Diade si dà diadica, la posizione che seconda prende con-locazione oltre la pro-posizione prima della Diade o Pro-posizionalità (deuteriore dunque, si ribadisce, entro l’orizzonte – trascendentale sive storico – di coerentizzazione della posizione in principio massimamente contraddittoria o endoevacua della Contraddizione prima), l’affermazione conseguente, ovvero, egualmente, che acquisisce – nel processo di perseguimento dell’adempimento autentico ossia apofatico dell’Originario – topizzazione entro l’orizzonte di contraddittorietà in totalità della Contraddizione assoluta o primiera, non può che, nel proprio principio eterodeterminato, stare incontraddittoriamente o monadicamente, cioè in specularità o coerenza all’inseità sua di Coerenza o in-sé-Immorsatura-tra-sé-e-in-sé. Noi chiamiamo questa posizione prima della posizione deuteriore o Posizionalità-in-sé, Epoca Apollinea, e definiamo Epoca Faustiana il Tempo in cui la posizione seconda della Posizionalità sta contraddittoriamente o diadicamente, il Tempo ovvero in cui – l’inseità originaria coinvolgendo, de-epocandosi, la posizione o seità dell’inseità seconda – l’Eterno non avvolge più l’Essere bensì la distruzione o nientificazione dell’Essere, il Tempo, ancora, in cui l’Essere diviene il Dover-Essere (la distruzione – per sintetizzare con il Nietzsche di Emanuele Severino – con Metafisica [= con Necessità, Eternità, Verità, Sistematicità etc…], di ogni Metafisica [= di ogni Necessità, Eternità, Verità, Sistematicità etc…]).
Precisamente in questa Epoca contro-apollinea e, ancor più preclarmente, nell’avvento della sua civilizzazione o intensificazione evanescente, trovano giurisdizione di vigenza, fondamento e latibolo, il Potere del nostro Tempo, la sua essenza sopra soltanto accennata e il suo paredro o archetipo esistenziale, i cui vessilli inferi già qui avanzano per annunciarsi.
1
Circa l’incontraddittoria impossibilità di porre la categoria dell’Identità [o, altrettalmente, dell’Essere, dell’Eterno, dell’Attualità, della Necessità e della stessa Incontraddittorietà] quale contenuto dell’autoproposizione originaria, si dà apodissi in ΔΙΆ (cap. Θ,
Differenz und Identität), e la si ostende nel contestuale conferire fondamento al processo logico che dimostra la possibilità dell’ante-pro-posizione dell’identità-dell’Alterità rispetto alla medesima, originariamente pertanto nulla o inesistente, posizione dell’identità-delI’Identità, la possibilità e ciò che essa, con necessità, com-porta, ovvero l’esserci anzitutto qualcosa (
tà pánta) e non niente.