Orizzonte Altro
Autori
Alberto Iannelli
Milano, 1979
Laureatosi in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Milano, approfondisce in seguito le categorie della concettualità occidentale, con particolare riferimento alle filosofie che ne rappresentano – severinianamente – il “sottosuolo”, la linea carsica ossia che dà deissi e sostanza alla Contraddizione, alla Potenza, alla Differenza, al Nulla originario, vena altrimenti e del pari battuta da Eraclito sino a Martin Heidegger e Giovanni Gentile.

Divide la propria attività intellettuale tra produzione saggistica e divulgazione delle opere e degli autori elettivamente innervanti il milieu culturale della Germania (anti-)weimariana, con particolare cura per i pensatori della cosiddetta Rivoluzione Conservatrice, movimento per la diffusione delle cui idee e istanze fonda, nel 2025, l'omonimo portale (RivoluzioneConservatrice.it, agorà virtuale che intende auspicabilmente divenirne il punto di riferimento per gli studiosi italiani)
Opere
ΔIA. Attraversando l'ultimo Orizzonte e Altro della Notte. Epopee dell'Originario ed Epoche dell'Umano
Il Potere del nostro Tempo
Annali della Pandemia
10 Saggi sulla Rivoluzione Conservatrice
Tecnica e Destino

ΔIA.
Attraversando l'ultimo Orizzonte e Altro della Notte.
Epopee dell'Originario ed Epoche dell'Umano Aracne, Roma 2020
Se l'Essere che anzitutto appare fosse piuttosto l'immediata autodatità o teticità fenomenica della contraddittorietà che, per coerenza identitaria o coalescenza al sè, endoreattivamente dimora nell'immanenza atra e apofatica della Contraddizione, l'Origine o l'Emersione del Tutto non dovrebbe in verità essere afferrata giacché Evento intrinsecamente estroflessivo dell'Uno-in-sé-diviso, autoctica epperò sempre più controaffermativa ante-sé deposizione dell'escate o trascendentalmente sempre sottraentesi meontica inseità dell Antinomia (Pólemos), abissale altresì prolessi (Entwurf) e inaudito proponimento (Sollen) dell'assolutamente Estremo stesso? Non dovrebbe ossia la Seinsgeschichte più autenticamente venire indicata in quanto omodeissi monumentale del Nulla ultimo, tutto nell'orizzontalità ipseitale propria pre-avvolgente e anzitutto la principiale pro-posizione ipotetica del sé, enantiodromica epperò Epopea (Geschehen) o processuale destinazione (Geschick) al suo compimento?
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Il Potere del nostro Tempo
Origine, fondamento e posizione dell’essenza eidoclasta, nell’Oggi omniafferrante, sul piano della Seinsgeschichte
Orizzonte Altro Edizioni, Ia edizione, Milano 2020 (riedizione, 2023)
La parola “potere”, di derivazione latina, discende dall’originaria radice ie *Pa-, che serba in sé e distende i concetti di protezione/custodia e, naturalmente, di dominio. Tempo, a sua volta, principia dal greco Tem-no, collocabile presso lo spettro semantico occupato dai nostri attuali separare e dividere: Tempo è dunque la partizione che “epocalizza” l’altrimenti indistinto e inconcusso stare eterno. Di Crono, infatti, è la falce adamantina che recide l’immorsatura fra Gaîa, la Terra, e Ouranós, il Cielo stellato, il quale, distesosi su di essa, tutta l’avvolgeva (perì pánta kalýptoi), stipandola (steinoménē) e costringendone la prole nei recessi imi e atri, dunque nell’aoristia (Á-peiron) che non consentiva il sorgere dell’ente alla radura (Lichtung) di presa della forma (eĩdos) e dell’individualità (haecceitas) determinata (dasein).

Per Aristotele, il Tempo è l’ordinarsi o il cadenzato dispiegarsi distinguendo il prima e il poi: "arithmòs kinéseōs katà tò próteron kaì hýsteron", dove il radicale AR-, usato nell’aggettivazione che qualifica il movimento disvolgentesi dal più prossimo al più distante, quindi secondo kόsmos, indica l’unire, il disporre, il mettere in ordine, in teoria, dal discreto propinquo al discreto longinquo.

Quale relazione, pertanto, lega l’aprirsi dell’ordinato disporsi della differenza tra gli enti con la custodia / dominazione di tutto ciò che è ovvero appare via via in tale dimensione predischiusasi?

Partendo da questa interrogazione, già capitale per Heidegger (“Sein” und “Zeit”), nel tentativo di indagare i fondamenti di ciò che, nell’Oggi, sembra tutto predominare e co-involgere (Umgreifende), dall’assiologia all’arte, dalla morale alla manipolazione tecnica, dalle forme di produzione della ricchezza alle posture statuali, dallo spirito delle leggi al costume, abbiamo preliminarmente ricercato quale fosse l’essenza del nostro Tempo, ovvero la forma che assume la configurazione dell’ente in totalità in quella che si è definita civilizzazione dell’epoca faustiana.

Abbiamo inteso cogliere la cifra dello Zeitgeist moderno, nel periodo del proprio reflusso senescente, col termine “eidoclastia”, dunque distruzione di ogni posizione distintiva del sé, per in seguito ostenderne gli epifenomeni sovrastrutturali (avanguardie, decostruzionismi e rizomismi, psicanalisi e neuroscienze, relativismi epistemologici e gnoseologici etc…) e i fenomeni strutturali (capitalismo, liberalismo, giusnaturalismo, globalismo), concentrandoci particolarmente – anche grazie ai lavori di Werner Sombart – su uno di questi ultimi, eletto tanto per esemplarità quanto per centralità rispetto al Kulturkreis post-moderno (capitalismo).

Dipoi, nell’esercizio d’indicare chi fosse il flamine diale archetipico del Potere dell’Oggi, siamo ritornati ad Aristotele e Carl Schmitt e, in particolare, ai loro rispettivi concetti di crematistica inautentica e di triplice declinazione del sostantivo-guida Nomos in appropriazione / partizione / produzione, suddivisione in verità riclassificante l’originaria e la costitutiva tripartizione funzionale indoeuropea.

Dopo aver rinvenuto nella “profligazione del pomerium indoeuropeo” – ovvero nel contro-evento dell’epoché kateconica statuale – il principio autentico del nostro Tempo, ebbene la liberazione o emancipazione originaria di ciò che, nell’Oggi, su tutto signoreggia (Herrschaft), abbiamo tentato di aprire a un possibile superamento dell’Orizzonte odierno.

Oltrepassata, nell'asintoto dell'essere-del-Non-ente-in-Totalità, la contraddizione dell’ente-escate, ad un tempo superante e non superante la configurazione attuale ovvero la sua ulteriore intensificazione, abbiamo evocato il farsi Giorno dell’avversario estremo ossia del plenario; la gloria della spoglia edacissima giacché entelechiale; l’avvento dei prossimi olimpici e dell’ultima sollevazione, la rivoluzione apofatico-conservatrice.
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Annali della Pandemia
Silloge di riflessioni filosofiche circa l'evento che ha caratterizzato il biennio 2020 / 2021
Orizzonte Altro Edizioni, Milano 2022
Nell’epistolario di Hegel e Niethammer, accanto alla celebre lettera del 13 ottobre 1806, in cui il futuro autore delle Vorlesungen über die Philosophie der Geschichte dichiara tutta la propria ammirazione per Napoleone, per colui ovvero che, almeno in quell’attimo autoptico, ipostatizzava per il filosofo lo Spirito del Tempo, l’Idea universale fattasi e Atto e Individuo (“Ho visto l’imperatore – quest’anima del mondo – uscire dalla città per andare in ricognizione; è davvero una sensazione meravigliosa vedere un uomo siffatto, che, concentrato qui su un punto, seduto su un cavallo, si protende sul mondo e lo domina”), trova successiva collazione la missiva del 17 ottobre, in cui un Hegel meno entusiasta e senz’altro più prosaicamente preoccupato per le sorti del sé e del proprio lavoro (“Prima ancora della battaglia, le forze francesi hanno cominciato ad entrare nelle case con la violenza e a saccheggiarle. I soldati sono entrati anche nella casa dove abito […] Alcuni di loro mi hanno minacciato […]. L’incendio si è propagato a tutta la città e io mi sono infilato in tasca l’ultimo manoscritto della Fenomenologia da spedire a Bamberga […]. La guerra è il diavolo e nessuno se la sarebbe potuta immaginare così terribile”), ci offre una rara e preziosa testimonianza di quanto persino la più sublime e somma speculazione teoretica e complessa mediazione concettuale non possa mai né mai debba astrarsi e tentare rarefatta d’allontanarsi dall’incalzante immediatezza e umiltà dell’evento e della di esso concretezza dalla cogenza d’adeguata corresponsione intellettuale.
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10 Saggi sulla Rivoluzione Conservatrice
Il crepuscolo dell'Antico e le migliori controsoggettualità katechontiche nella fuga del Moderno
Orizzonte Altro Edizioni, Milano 2023
«Un mondo plurimillenario al tramonto, l'arida ombra e l'adunca della reificazione nichilista tutt'intorno avanza ogni avita fioritura viepiù insterilendo col circonfondersi del proprio tocco nullificante, un'ombra di senescenza e nondimeno sì d'ansito avanguardista e modernolatria catafratta e paludata da recidere col proprio invitto incedere e altero ogni innocenza in antico sboccio di già hegeliana memoria, un'oscurità, potremmo noi postmoderni intensificare, tanto omnipervasiva e sussiegosa nella propria pretesa di assolutezza e suprematismo assiologico, eudemonismo postulato universalistico e metastorico, eleuteromania ed emancipazionismo crociato, da non lasciare adito d'evasione e d'eccezione posizionale alcuno, né nello spazio (globalizzazione), né nel tempo (cancel culture): ipotizzando che questa fosse la Befindlichkeit percepita e vissuta, con Sombart, da buona parte dell'intellettualità e dell'intrepida gioventù germanica del tempo, si può davvero con leggiadra liceità parlare d'immotivata aggressione imperialista prussiana?».
Werner Sombart, Mercanti ed Eroi

«Non ci sentiamo di commiatare lo Jünger analista del nichilismo senza un'ulteriore redenzione, derivantegli proprio dall'inquadrarne la posizione di contrapposizione entro l'orizzonte dell'Eroe: se il mondo si fa metropoli cosmopolita, l'Held non può che passare alla boscaglia primordiale, se l'esistenza si fonda sull'oltranzistica ricerca di assicurazione dell'esistenza stessa, l'Hêrôs Theos non può se non bramare le brune Chere della Morte come splendida chiarità di Sole, se il valore dell'Uomo è trascinato nella polvere, l'Übermensch con necessità si eleva al cielo dell'oltre-umano. Se, pertanto, l'Eroe è riscattato nel persistere lungo la direzione del vettore di lotta, preferiamo imputare alla callidità precordiale e alla politropia prototipica del suo Avversario, l'errore del verso vettoriale scelto».
Ernst Jünger – Martin Heidegger, Oltre la Linea

«La “struttura tetico-ponente” del valore, infatti, implica la continua intensificazione della valenza di ciò che è posto valente, la costante volontà ossia di espansione della propria giurisdizione di validità: precisamente per questa “natura imperialista” del valore, il pensare assiologico rappresenta la premessa all'invalersi politico e culturale della peggiore delle tirannidi, dell'estrema giacché della più coerente a sé, in quanto, in essa, l'escluso dal perimetro della valenza, l'estromesso ossia dal contenuto di questa posizione particolare che ha per punto di preda entelechiale il Tutto del valore, l'òlon della positività, non trovando ricetto posizionale alcuno, neppure presso le più remote appendici dell'essere e dell'eterodossia, non può che declinare nell'annichilimento e nell'Atlantico».
Carl Schmitt, La tirannia dei valori
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Tecnica e Destino
Περί Εσχατιᾶς
Orizzonte Altro Edizioni, Milano 2025
Nella celebre conferenza del 1955, qualche anno più tardi ridotta in volume dall'editore Klett-Cotta di Stoccarda col titolo Gelassenheit (L'abbandono, 1959), Martin Heidegger descrisse la condizione dell'uomo moderno come relitta presso l'assenza di pensiero (Gedanken-losigkeit) dalla fuga d'innanzi a esso, nell'epochè dell'An-denken: nonostante a ogni piè sospinto la narrazione illuministico-positivistica tutt'ora incensi le avveniristiche imprese dell'egioco (der Herr) prometeico – redimito sovrano (Herrschaft) certamente nell oggi insidiato, secondo l'odine del Necessario (katà tèn tou Chrónou Táxis), dalla scepsi epistemologica postmoderna, già francofortese –, siamo in verità viepiù deprivati della capacità di raccoglierci autenticamente presso l'essenza del pensiero, la rammemorazione, il costante ri-pensiero anzitutto di ciò che da sempre siamo (tì hen eina): epifanie del Venturo, cippi del Possibile, coerentizzazioni dell'Altro, semata e predicazioni del Trascendentale e del Meontico, partizioni presenziali dell'Orizzonte Estremo (Ólympos Éschatos).

Genesi, destinazione, fondamento, causazione, scopo, il paradiso della Tecnica tacita e ottenebra ciò a cui autenticamente siamo ad-propriati (eigen): il luogo (der Ort) ove il domandare (Erörtern) originario si co-in-centra. Radicati nel certo probabilistico, eradicati epperò – severinianamente – dal cuore non tremante di Verità (EEpi-stéme) che fu apollineo, rimuoviamo la costitutiva inquietudine interrogativa nell'inconscio collettivo di esistenze immerse nell'intorno mitopoietico tardo-faustiano, ormai ciecamente cadenzanti salmodie tanto avvizzite quanto rizomatiche, in cortei ateleologici d'anime avviticchiate unicamente al caduceo della tarda civilizzazione manchesteriana che tutto e financo l'Esserci pone giacché substratico e impone nel dominio del calcolabile e del manipolabile, il grande Impianto (Gestell) del totalitarismo meccanicistico-trasformativo.

Perché, ordunque, pervicacemente interrogarci sul "Destino della Tecnica" (1998), perché ancora farne e a tutt'oggi "Questione" (Die Frage nach der Technik, 1953), invece di accettare - a-criticamente e fideisticamente -, come nostro Destino, la destinazione (Télos) al dominio ustato esclusivo dell'Efficiente nel Templum del far-avvenire l'ente (Téssares Aitíai)?

Perché la Tecnica non ha – an sich – "nulla di demoniaco", "il pericolo di gran lunga pi minaccioso", l Arcano (Geheimnis) d'ogni Disvelamento, dimora nella configurazione dell'essente in totalità in accordo all'incontrovertibilità del cui avvento entelechiale, di ogni ente già ridotto presso individuazione eidetica non ne deve essere pressoché più niente, poiché pressoché più niente ne è - qui - del fondamento archeo di ogni Teilung, la separazione causativa, il giudizio poietico.

Allorquando – non se – non saremo più in grado di porre semplicemente in questione alcunché, allorquando ovvero non saremo più in grado di resistere (tò katéchon) presso l'ultima soglia, il limite pristino, il presentarsi nel concreto e nell'ecceitale – il Sentiero del Giorno (Geschichte) che s imbruna (Geschehen) – del dis-crimine categoriale che fu formale sicché prolettico nel tutto-principiare (l'Ur-Teilung auctoctico, il Krínein così autoincoativo come immediatamente e a un tempo determinante [Bestimmung] il punto del principio e destinante [Bestimmenheit] nella moira del postremo), ecco che solo lì ed esclusivamente allora sarà compiuto - e da noi, e soltanto da noi - così il nostro Destino comune (Ge-schick), come la destinazione al dominio del Tecnico e del Titanico sul Pensiero dia-cosmetico-teleologico che accenna e invia, distribuendo le sorte (*Dieus), sorvegliando e sempiternamente sostenendo la Soglia sacra: das Konzept.
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